Partito Popolare Sicurezza e Difesa

Partito Popolare Sicurezza e Difesa
Amministrative 2012: il Partito Popolare Sicurezza e Difesa schiera liste e candidati PDF Stampa E-mail
Intervista rilasciata a GrNet.it

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Intervista ai vertici del partito. Roma, 10 apr - Dopo tre anni di preparativi, la neo formazione Partito Popolare Sicurezza e Difesa si sottopone al vaglio dei cittadini. Candidati in oltre 30 comuni sparsi in tutto il territorio nazionale per le prove generali di un partito che trae le sue origini dai cittadini in uniforme. Ma ci spiegano tutto il Segretario nazionale, Giuseppe Paradiso e il Coordinatore politico, Natale Consoli.

Paradiso, sono trascorsi tre anni dall'inizio dell'attività del partito, che avete fatto in tutto questo tempo?

Tantissime cose. Ci siamo "strutturati" in ambito nazionale riuscendo a coprire quasi tutto il territorio, colloquiando con coloro che avevano espresso il desiderio di impegnarsi personalmente nella nostra iniziativa politica, mettendoci la faccia, ma soprattutto incontrando i cittadini di diverse comunità italiane. Insieme a loro, anzi, spronati proprio da loro, il partito è cresciuto attraverso diverse fasi di maturazione politica. Con l'esperienza acquisita sul campo ed ascoltando i bisogni reali delle persone abbiamo elaborato nel 2010 un programma politico che alla luce dell'attuale situazione economico-politica appare addirittura "profetico".

Consoli cosa vuol dire "spronati proprio da loro"?

Significa che in tutti i luoghi dove invitavamo i cittadini ad un franco colloquio con i nostri dirigenti nasceva sempre un coinvolgimento tale per cui erano direttamente loro che ci chiedevano di concretizzare la nostra presenza sul territorio con la formazione di programmi ed iniziative politiche. Evidentemente, nonostante il clima di generale sfiducia verso chi si propone di fare politica, le persone hanno intuito sincerità e genuinità nelle nostre parole, perchè non abbiamo chiesto loro semplicemente di darci, passivamente, la loro fiducia, ma li abbiamo esortati ad un coinvolgimento attivo per il bene del loro territorio e, più in generale, del nostro Paese. Gli abbiamo chiesto in sostanza, la "partecipazione": in questo particolare momento storico (ma non solo) bisogna abbandonare gli individualismi e la passività; bisogna che tutti i cittadini si facciano carico del "peso" della democrazia attraverso l'impegno personale. La lealtà, l'orgoglio nazionale e lo spirito civico non si istituiscono per decreto nè si improvvisano e non esistono (nè mai sono esistiti) "uomini della provvidenza" che risolvano i problemi in nostra vece. La libertà, intesa come il rispetto e la cura dei diritti di tutti, non è un'utopia da sognare ma un traguardo verso cui tendere con l'impegno personale di ciascuno.

Segretario, leggendo i social network si intuisce una fortissima tensione sociale. Se potesse parlare con tutte queste persone, cosa direbbe loro?

Sinceramente direi loro di continuare ad usare i social network che, nel recente passato, in altre nazioni, hanno dato la stura a vere rivoluzioni democratiche, ma con altrettanta sincerità gli rammenterei che nessuna "rivoluzione democratica" può concretizzarsi stando esclusivamente in pantofole davanti il computer. Arriva un momento in cui bisogna partecipare "fisicamente" al processo democratico, confrontando le proprie idee con quelle degli altri, partecipare attivamente alla vita democratica del proprio Paese attraverso lo scambio di informazioni e le reciproche esperienze. E' facile, come ha fatto qualche buontempone, inventarsi un partito virtuale facendo fare qualche interrogazione parlamentare ad un politico amico sperando in un tornaconto personale. Difficile è invece peregrinare per l'Italia ascoltando i bisogni reali delle persone, molte delle quali per pudore e dignità non si sognerebbero mai di "esporre" i propri problemi sulla "piazza virtuale". Faticoso è, inoltre, conquistare insieme ai cittadini volenterosi di partecipazione, quegli spazi politici ed amministrativi che possono incidere per davvero nella vita dei singoli e delle collettività.

La "partecipazione" come strumento democratico quindi?

Senza dubbio. Ogni volta che sento, o leggo, le dichiarazioni di una persona che intende rinunciare al suo diritto-dovere del voto come forma di protesta contro un sistema politico corrotto, anche se posso comprendere le sue motivazioni non posso non dissentire. L'unica arma che il cittadino ha è, per l'appunto, il proprio voto: chi vi rinuncia per protesta stia pur certo che fa un grosso favore alla malapolitica che, comunque, sa di poter contare su un suo bacino di voti sicuri. Come dico sempre, se il cittadino non vuole interessarsi di politica può essere certo che, invece, la politica si interesserà di lui, e non nelle forme benevole. Ma l'esercizio del voto da solo non basta; non bisogna mai arretrare sul fronte della partecipazione democratica e, come teorizzava Erich Fromm (e di recente Corrado Augias), non bisogna fuggire dalla democrazia rinunciando al "peso" che essa colloca (inteso come responsabilità) sulle spalle dei cittadini. Se lo facciamo, i nostri figli e i nostri nipoti ce ne chiederanno conto.

Dott. Consoli in quali luoghi del territorio nazionale vi presentate ai cittadini?

Abbiamo candidati in oltre 30 comuni, con nostre liste o candidati inseriti in liste civiche di cui abbiamo valutato la compatibilità programmatica con la nostra formazione. Giusto per fare un esempio cito le liste del PPSD a Jesi, nelle Marche, a Montesilvano in Abruzzo, a Castrovillari in Calabria. Abbiamo poi candidati a Frosinone, a Taranto, a Todi, a L'Aquila, Ortona, Palermo, Trapani etc. Insomma, queste amministrative per noi costituiscono le "prove generali" per un impegno massiccio il prossimo anno.

Candidati di rilievo?

Non abbiamo fatto ricorso a "nomi eccellenti", ma abbiamo attinto dai cittadini che ci hanno seguito con affetto e partecipazione; il nostro - voglio ricordarlo - è un movimento politico che "nasce dal basso", dalla gente comune, che costituisce il 70% dei nostri iscritti. Posso citare il carabiniere Guido Lanzo a Todi, impegnato da sempre nella difesa dei diritti civili ed esperto di sicurezza urbana; abbiamo operai, poliziotti, avvocati, imprenditori, vigili del fuoco nella lista di Montesilvano così come da altre parti; una Guardia Giurata a L'Aquila, un marinaio e un poliziotto a Taranto e via di questo passo: insomma lo spaccato perfetto della società civile. A Jesi, un comune di circa 42.000 abitanti nell'anconetano, abbiamo riprodotto lo stesso schema nella nostra lista ed abbiamo addirittura suscitato le simpatie delle comunità straniere che hanno apprezzato molto il nostro programma dove il fil rougeè costituito da legalità e giustizia. A Castrovillari, in Calabria - giusto per particolareggiare gli esempi che ho citato - abbiamo una lista dove la maggioranza sono donne, attivissime nei diritti civili e nella proposizione di piani attuativi nel mondo del lavoro. E mi scuso con i numerosi altri candidati che non ho citato.

Segretario prevede un buon consenso?

Siamo moderatamente ottimisti anche perchè, come ho già detto, nella maggior parte dei casi sono stati gli stessi cittadini delle comunità locali e chiederci una presenza politica sul territorio perchè hanno compreso che soltanto conquistando spazi politici all'interno delle amministrazioni pubbliche possiamo veramente cambiare le cose. E siamo pronti ad assumerci questa responsabilità non dimenticando il contatto con i cittadini. Tutti i nostri candidati, se eletti, hanno l'obbligo di confrontarsi settimanalmente con la cittadinanza presso le nostre sedi, per dare loro conto di quello che si è fatto, per ricevere le istanze e, dato che non siamo perfetti, magari per accogliere le critiche che comunque ci aiuteranno a servire meglio le persone che ci hanno affidato il compito di rappresentarle.


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Il Partito Popolare Sicurezza e Difesa presenta i propri candidati Sindaco alle prossime elezioni di Montesilvano ed Ortona PDF Stampa E-mail

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Roma, 17 marzo - Ieri, nella sala convegni dell’“S” hotel di San Giovanni Teatino (CH), si è svolta la conferenza stampa indetta dal Segretario abruzzese del Partito Popolare Sicurezza e Difesa, Donato Angelini, che ha presentato alla cittadinanza i candidati alla carica di Sindaco, che il PPSD intende appoggiare alle prossime amministrative del 6/7 maggio nei comuni di  Montesilvano ed Ortona. Presenti all'evento il Segretario nazionale del partito Giuseppe Paradiso e il Coordinatore politico nazionale Natale Consoli.

"Convinti che la scena politica locale, e non solo, necessiti di una ventata di rinnovamento - spiega Angelini - , l’obiettivo che ci siamo prefissati è quello di dare spazio a tutti quei cittadini che sino a questo momento sono stati, per così dire, emarginati dalla vita amministrativa della comunità di cui fanno parte".

"Ci siamo resi conto insieme ai cittadini - continua Angelini -, che la gestione della Cosa Pubblica non deve soggiacere a ideali o ideologie stantie di partito, secondo logiche ormai desuete e quantomai dannose ma deve essere, più correttamente, impostata all’insegna del buon senso, della ragionevolezza e, soprattutto, dell’onestà e della legalità. Sono questi i principi che possono oggi determinare una svolta, un rinnovamento della politica, portata al fallimento da esponenti che per troppo tempo hanno agito senza lungimiranza, senza capacità  e senza coscienza".

Il Partito Popolare Sicurezza e Difesa presenta i propri candidati Sindaco alle prossime elezioni di Montesilvano ed Ortona "in un momento in cui è in crisi la politica e, in un certo senso, persino lo spirito democratico, e si avverte il bisogno di donne ed uomini di spiccata onestà che non si pongano come obiettivi il potere o l’affermazione personale ma siano sospinti dalla gratificazione che scaturisce dalla consapevolezza di aver fatto il proprio dovere al servizio della comunità"."La scelta dei nostri candidati - conclude Angelini - non è scaturita da logiche di schieramento, ma dall’esame dei programmi che essi intendono proporre e, naturalmente, dall’autorevolezza personale di cui godono all’interno della comunità. Per questo a Montesilvano abbiamo deciso di appoggiare l’avv.to Francesco Maragno mentre ad Ortona il dr. Giulio Napoleone".

 
Presentazione del Partito a Jesi PDF Stampa E-mail

Jesi, 14 marzo - Si è svolta oggi a Jesi la presentazione del Partito Popolare - Sicurezza e Difesa, in vista delle prossime consultazioni elettorali. Numerosa l'affluenza spontanea dei cittadini che hanno salutato con vivo interesse la nuova formazione politica sottoponendo domande interessanti agli espontenti del partito presenti in sala: il Segretario nazionale Giuseppe Paradiso, il Coordinatore politico nazionale Natale Consoli, i Coordinatori regionale e provinciale Sebastiano Bonaccorso e Pasquale Coppola, il Coordinatore cittadino di Jesi, Mario Fabbi, oltre ad una rappresenzanza dei vari coordinamenti territoriali e dipartimentali delle Marche.Di seguito alcune foto dell'evento (clic per ingrandire).


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Taranto, fiaccolata di solidarietà per i fucilieri del San Marco detenuti in India PDF Stampa E-mail

Roma, 19 mar - Ieri più di 300 persone hanno partecipato alla fiaccolata svoltasi ieri in solidarietà ai due militari detenuti in India. La manifestazione organizzata dall’Unsi (unione nazionale Sottufficiali) è partita con a capo i parenti di Massimiliano Latorre alle ore 18,30 dall’Arsenale militare percorrendo le strade del centro affollate dallo shopping del sabato sera concludendosi nei pressi del monumento al marinaio.

Presente alla fiaccolata una rappresentanza qualificata del Partito Popolare Sicurezza e Difesa, che schiera a Taranto i propri candidati Giuseppe Mastronuzzi e Francesco Guarini, al consiglio comunale nelle liste del Terzo Popolo.

 
Carceri: braccialetti elettronici che costano un occhio PDF Stampa E-mail

guido-lanzo(di Guido Lanzo) Appena si parla di carceri sovraffollate, regolarmente spuntano fuori i famigerati braccialetti elettronici, il cui ausilio per svuotare le carceri è rimasto indegnamente ancorato alle false promesse di chi ne ha presentato il progetto. Ma i soldi no. Il capitale per finanziare il progetto alla Telecom è stato sborsato eccome, difatti dieci braccialetti ci costano circa 11 milioni di euro all’anno per un affare complessivo da 110 milioni di euro (la cifra è riferita al contratto di appalto Ministero Interno - Telecom per gestire 400 braccialetti per 10 anni ), neanche fossero tempestati di diamanti.Il business dei braccialetti nasce nel 2001 da un accordo di due illustri membri dell'allora governo Amato: l'ex ministro dell'Interno, Enzo Bianco, e l'ex Guardasigilli, Piero Fassino, oggi sindaco di Torino. Ma dei ben 400 dispositivi elettronici che il Viminale ha noleggiato dalla Telecom, solo 11 sono stati utilizzati. L’ennesimo spreco di risorse, dunque,  che lo Stato avrebbe potuto devolvere dignitosamente per il perfezionamento delle 40 strutture carcerarie completate e mai inaugurate, di cui abbiamo già ampliamente discusso.Oltre l’esoso ed improponibile costo dell’affare (per la Telecom, non certo per gli italiani), lo scarso utilizzo dei braccialetti hi tech ha permesso di appurare l’inaffidabilità dello strumento per gravi problemi di applicazione, per il necessario requisito di un domicilio certo, ma anche la facilità con cui disfarsi del farlocco (e costosissimo) congegno rendendosi irreperibili. Paradossalmente sarebbe uno strumento per guadagnare facilmente una via di fuga, anziché assicurare la detenzione domiciliare."Il 2011 ha decretato la scadenza del contratto decennale. Ma solo ora, in vista di un ipotetico rinnovo contrattuale, il governo torna fatalmente ad occuparsi dell’annosa questione del sovraffollamento carcerario, rispolverando l’utilizzo del braccialetto elettronico quale salatissima panacea per ovviare alla detenzione in cella".

 
L'impegno del PPSD per le Guardie Particolari Giurate PDF Stampa E-mail

Roma, 26 dic - (di Luca Roffinot) Un'altra Guardia particolare Giurata e' caduta mentre compiva il proprio dovere. Aveva solo 35 anni e si chiamava Francesco Malcore. Gli hanno sparato dritto in fronte per poche migliaia di euro ma lui, come molti suoi colleghi, di soldi ne guadagnava probabilmente pochi. Sono sole le Gurdie Giurate, di loro se ne parla solo quando scappa il morto, si sa poco o nulla del loro mestiere, della vita che fanno, delle responsabilità che vivono senza una qualifica adeguata, senza una preparazione dovuta a chi indossa una divisa e porta un'arma. Anche per questo è nato ed esiste il PPSD: per ricordare a tutti che nel tutelare e difendere il Comparto Sicurezza non ci siamo dimenticati di loro. Per questo ci battiamo per una proposta di legge che finalmente garantisca alle G.p.G. la preparazione dovuta e la giusta remunerazione.Vogliamo fortemente l'Albo Professionale che li qualifichi come veri e propri Operatori della Sicurezza. Perchè non siano divise di serie B. Il Partito Popolare Sicurezza e Difesa della Regione Lombardia esprime le più vive e sentite condoglianze alla famiglia e ai colleghi di Francesco Malcore, 35 anni, Guardia particolate Giurata della provincia di Taranto.

Luca Roffinot
Segr. Prov. PPSD Brescia, ex Guardia particolare Giurata

 
COMUNICATO STAMPA PDF Stampa E-mail

logoPSDpiccoloDifesa: carabiniere fa politica e viene punito. Il TAR condanna l'amministrazione militare

Roma, 23 dicembre - Si era iscritto ad un partito politico ed aveva incarichi di responsabilità all'interno di esso e per questo i suoi superiori gli avevano inflitto 5 giorni di consegna di rigore e respinto un ricorso gerarchico. Inizia così la vicenda giudiziaria che ha visto contrapporsi, sui banchi del tribunale amministrativo dell'Umbria, il carabiniere scelto Guido Lanzo, in servizio presso il nucleo operativo radiomobile della compagnia di Terni e la propria scala gerarchica, rappresentata e difesa dall'avvocatura dello Stato.

I fatti risalgono all'agosto del 2010 quando nei confronti di Guido Lanzo, una laurea in giurisprudenza e una prossima in scienze politiche, fu avviato dal Comandante della Legione Carabinieri Umbria un procedimento disciplinare che si concluse con l'irrogazione di 5 giorni di consegna di rigore, l'equivalente degli arresti domiciliari per un comune cittadino, con l'obbligo di scontare la "pena" nel proprio alloggio in caserma. A nulla è valso il "ricorso gerarchico" esperito dal carabiniere e rigettato dal comandante del Comando Interregionale Carabinieri "Podgora". A quel punto il carabiniere decide di invocare il Tribunale amministrativo per difendere il proprio diritto sancito, tra l'altro, nella nostra Carta Costituzionale, assistito dall'avvocato Giorgio Carta - una vera autorità nel campo del diritto militare e per le forze di polizia -, in collaborazione con l'avvocato Giuseppe Piscitelli.

La Sezione prima del Tribunale Amministrativo Regionale per l' Umbria non solo da' ragione al carabiniere condannando addirittura l'Amministrazione Difesa a pagare le spese processuali, ma stabilisce un principio giurisprudenziale importante. Non è ravvisabile, a giudizio dei giudici amministrativi, "un divieto di iscrizione e, a fortiori, di assunzione di cariche in seno ai partiti politici, nei confronti del personale delle Forze Armate" se l'attività viene svolta secondo quanto stabilito dalle norme di legge, e cioè "non durante l’attività di servizio, né in luoghi a ciò destinati, né indossando l’uniforme o qualificandosi in relazione all’attività di servizio come militare o rivolgendosi ad altri militari in divisa o qualificatisi come tali".

Il collegio giudicante, composto da Cesare Lamberti (Presidente), Carlo Luigi Cardoni (Consigliere) e Pierfrancesco Ungari (Consigliere, Estensore) va però ben oltre l'enunciazione del semplice principio giurisprudenziale, ma con un'articolata sentenza chiarisce una volta per tutte all'amministrazione della Difesa, che dovrebbe ben conoscere la materia, che "le limitazioni all’esercizio di attività politica da parte del personale militare, non riguardano direttamente il diritto di iscrizione ai partiti o le attività che possono essere svolte all’interno di essi, bensì mirano a separare l’attività di servizio da quella politica, consentita (oltre che in conseguenza delle candidature alle elezioni politiche ed amministrative, in relazione alle quali il rapporto di servizio è sospeso) se svolta a titolo personale e fuori dalle condizioni espressamente individuate dalla legge (quali indici presuntivi di collegamento dell’attività politica del singolo militare con le Forze Armate, come tali)".

Il dott. Guido Lanzo svolge la funzione di Segretario regionale del Piemonte all'interno del Partito Popolare - Sicurezza e Difesa i cui vertici da tempo si sono spesi per dare al personale in uniforme, che rappresenta un'importante aliquota degli iscritti al partito, gli stessi diritti civili e politici che spettano a tutti i cittadini, compreso quindi il diritto ad iscriversi ad un partito politico e fare attività politica secondo quanto stabilito dalla legge.

«Finalmente un collegio giudicante coraggioso ha ristabilito il primato del diritto sulla prepotenza della gerarchia militare che vuole ad ogni costo tenere separati il personale in uniforme dal resto della società civile, imponendo loro regole assurde e palesemente in contrasto con il dato normativo». Così Giuseppe Paradiso, Segretario nazionale del Partito Popolare - Sicurezza e Difesa commenta la sentenza del Tar dell'Umbria e sottolinea inoltre che «sono pendenti da più di un anno presso i competenti tribunali militari delle denunce verso i superiori gerarchici di alcuni iscritti al partito per l'ipotesi di reato contemplata dall’art. 294 del codice penale («Attentati contro i diritti politici del cittadino»), secondo il quale chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l'esercizio di un diritto politico, ovvero determina taluno a esercitarlo in senso difforme dalla sua volontà, è punito con la reclusione da uno a cinque anni». «Abbiamo appurato - continua Paradiso - una singolare doppia velocità nel discutere le cause da parte dei tribunali militari, che risultano essere incredibilmente celeri quando l'azione penale è invocata dalle gerarchie militari e, invece, risultano lentissimi quando a finire nel mirino delle denunce sono le stesse gerarchie».

«Speriamo che questa sentenza - conclude Paradiso - possa, da una parte, chiarire finalmente alla gerarchia militare che la sua potestà disciplinare non può dilatarsi fino ad interpretare in maniera illogica ed anticostituzionale dei diritti così importanti per il cittadino militare e, dall'altra, infondere quel coraggio a quegli stessi cittadini in uniforme - come lo ha avuto il carabiniere scelto Guido Lanzo - che finora sono stati timorosi di ripercussioni disciplinari. La vicenda del carabiniere Guido Lanzo è il trionfo del diritto sulla prepotenza, e non sarà l'unica. Le gerarchie militari e le Forze armate, il cui ordinamento "si informa allo spirito democratico della Repubblica" come recita la Costituzione, ne prendano buona nota».

 


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