|
Intervista rilasciata a GrNet.it
Intervista ai vertici del partito. Roma, 10 apr - Dopo tre anni di preparativi, la neo formazione Partito Popolare Sicurezza e Difesa si sottopone al vaglio dei cittadini. Candidati in oltre 30 comuni sparsi in tutto il territorio nazionale per le prove generali di un partito che trae le sue origini dai cittadini in uniforme. Ma ci spiegano tutto il Segretario nazionale, Giuseppe Paradiso e il Coordinatore politico, Natale Consoli.
Paradiso, sono trascorsi tre anni dall'inizio dell'attività del partito, che avete fatto in tutto questo tempo?
Tantissime cose. Ci siamo "strutturati" in ambito nazionale riuscendo a coprire quasi tutto il territorio, colloquiando con coloro che avevano espresso il desiderio di impegnarsi personalmente nella nostra iniziativa politica, mettendoci la faccia, ma soprattutto incontrando i cittadini di diverse comunità italiane. Insieme a loro, anzi, spronati proprio da loro, il partito è cresciuto attraverso diverse fasi di maturazione politica. Con l'esperienza acquisita sul campo ed ascoltando i bisogni reali delle persone abbiamo elaborato nel 2010 un programma politico che alla luce dell'attuale situazione economico-politica appare addirittura "profetico".
Consoli cosa vuol dire "spronati proprio da loro"?
Significa che in tutti i luoghi dove invitavamo i cittadini ad un franco colloquio con i nostri dirigenti nasceva sempre un coinvolgimento tale per cui erano direttamente loro che ci chiedevano di concretizzare la nostra presenza sul territorio con la formazione di programmi ed iniziative politiche. Evidentemente, nonostante il clima di generale sfiducia verso chi si propone di fare politica, le persone hanno intuito sincerità e genuinità nelle nostre parole, perchè non abbiamo chiesto loro semplicemente di darci, passivamente, la loro fiducia, ma li abbiamo esortati ad un coinvolgimento attivo per il bene del loro territorio e, più in generale, del nostro Paese. Gli abbiamo chiesto in sostanza, la "partecipazione": in questo particolare momento storico (ma non solo) bisogna abbandonare gli individualismi e la passività; bisogna che tutti i cittadini si facciano carico del "peso" della democrazia attraverso l'impegno personale. La lealtà, l'orgoglio nazionale e lo spirito civico non si istituiscono per decreto nè si improvvisano e non esistono (nè mai sono esistiti) "uomini della provvidenza" che risolvano i problemi in nostra vece. La libertà, intesa come il rispetto e la cura dei diritti di tutti, non è un'utopia da sognare ma un traguardo verso cui tendere con l'impegno personale di ciascuno.
Segretario, leggendo i social network si intuisce una fortissima tensione sociale. Se potesse parlare con tutte queste persone, cosa direbbe loro?
Sinceramente direi loro di continuare ad usare i social network che, nel recente passato, in altre nazioni, hanno dato la stura a vere rivoluzioni democratiche, ma con altrettanta sincerità gli rammenterei che nessuna "rivoluzione democratica" può concretizzarsi stando esclusivamente in pantofole davanti il computer. Arriva un momento in cui bisogna partecipare "fisicamente" al processo democratico, confrontando le proprie idee con quelle degli altri, partecipare attivamente alla vita democratica del proprio Paese attraverso lo scambio di informazioni e le reciproche esperienze. E' facile, come ha fatto qualche buontempone, inventarsi un partito virtuale facendo fare qualche interrogazione parlamentare ad un politico amico sperando in un tornaconto personale. Difficile è invece peregrinare per l'Italia ascoltando i bisogni reali delle persone, molte delle quali per pudore e dignità non si sognerebbero mai di "esporre" i propri problemi sulla "piazza virtuale". Faticoso è, inoltre, conquistare insieme ai cittadini volenterosi di partecipazione, quegli spazi politici ed amministrativi che possono incidere per davvero nella vita dei singoli e delle collettività.
La "partecipazione" come strumento democratico quindi?
Senza dubbio. Ogni volta che sento, o leggo, le dichiarazioni di una persona che intende rinunciare al suo diritto-dovere del voto come forma di protesta contro un sistema politico corrotto, anche se posso comprendere le sue motivazioni non posso non dissentire. L'unica arma che il cittadino ha è, per l'appunto, il proprio voto: chi vi rinuncia per protesta stia pur certo che fa un grosso favore alla malapolitica che, comunque, sa di poter contare su un suo bacino di voti sicuri. Come dico sempre, se il cittadino non vuole interessarsi di politica può essere certo che, invece, la politica si interesserà di lui, e non nelle forme benevole. Ma l'esercizio del voto da solo non basta; non bisogna mai arretrare sul fronte della partecipazione democratica e, come teorizzava Erich Fromm (e di recente Corrado Augias), non bisogna fuggire dalla democrazia rinunciando al "peso" che essa colloca (inteso come responsabilità) sulle spalle dei cittadini. Se lo facciamo, i nostri figli e i nostri nipoti ce ne chiederanno conto.
Dott. Consoli in quali luoghi del territorio nazionale vi presentate ai cittadini?
Abbiamo candidati in oltre 30 comuni, con nostre liste o candidati inseriti in liste civiche di cui abbiamo valutato la compatibilità programmatica con la nostra formazione. Giusto per fare un esempio cito le liste del PPSD a Jesi, nelle Marche, a Montesilvano in Abruzzo, a Castrovillari in Calabria. Abbiamo poi candidati a Frosinone, a Taranto, a Todi, a L'Aquila, Ortona, Palermo, Trapani etc. Insomma, queste amministrative per noi costituiscono le "prove generali" per un impegno massiccio il prossimo anno.
Candidati di rilievo?
Non abbiamo fatto ricorso a "nomi eccellenti", ma abbiamo attinto dai cittadini che ci hanno seguito con affetto e partecipazione; il nostro - voglio ricordarlo - è un movimento politico che "nasce dal basso", dalla gente comune, che costituisce il 70% dei nostri iscritti. Posso citare il carabiniere a Todi, impegnato da sempre nella difesa dei diritti civili ed esperto di sicurezza urbana; abbiamo operai, poliziotti, avvocati, imprenditori, vigili del fuoco nella lista di Montesilvano così come da altre parti; una a L'Aquila, un e un a Taranto e via di questo passo: insomma lo spaccato perfetto della società civile. A Jesi, un comune di circa 42.000 abitanti nell'anconetano, abbiamo riprodotto lo stesso schema nella nostra lista ed abbiamo addirittura suscitato le simpatie delle comunità straniere che hanno apprezzato molto il nostro programma dove il fil rougeè costituito da legalità e giustizia. A Castrovillari, in Calabria - giusto per particolareggiare gli esempi che ho citato - abbiamo una lista dove la maggioranza sono donne, attivissime nei diritti civili e nella proposizione di piani attuativi nel mondo del lavoro. E mi scuso con i numerosi altri candidati che non ho citato.
Segretario prevede un buon consenso?
Siamo moderatamente ottimisti anche perchè, come ho già detto, nella maggior parte dei casi sono stati gli stessi cittadini delle comunità locali e chiederci una presenza politica sul territorio perchè hanno compreso che soltanto conquistando spazi politici all'interno delle amministrazioni pubbliche possiamo veramente cambiare le cose. E siamo pronti ad assumerci questa responsabilità non dimenticando il contatto con i cittadini. Tutti i nostri candidati, se eletti, hanno l'obbligo di confrontarsi settimanalmente con la cittadinanza presso le nostre sedi, per dare loro conto di quello che si è fatto, per ricevere le istanze e, dato che non siamo perfetti, magari per accogliere le critiche che comunque ci aiuteranno a servire meglio le persone che ci hanno affidato il compito di rappresentarle.
Galleria immagini
|